RIFORMA DEGLI ISTITUTI TECNICI
- GildaPECH
- 7 mag
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Queste ultime settimane sono state caratterizzate da un pasticciaccio brutto proveniente da viale Trastevere relativo alla riforma degli Istituti Tecnici.
Prima di andare a riassumere la situazione in essere è bene fare un po’ di cronistoria di una norma che nasce formalmente nel lontano 2022 durante il Governo Draghi con Bianchi Ministro dell’istruzione utile per fare chiarezza sulla situazione attuale.
Tale riforma era stata inserita nel pacchetto concordato con l’Europa (insieme ai concorsi PNRR, nuove abilitazioni, fondi per formazione ed edilizia scolastica ecc…) con l’obiettivo dichiarato di allineare maggiormente i curricula degli istituti tecnici alle competenze richieste dal mercato del lavoro.
La norma prevedeva già che, a regime, la riforma iniziasse il 1 settembre 2026 e, a parte l’avvio di una fase sperimentale legata alla filiera 4+2, il MIM è addivenuto ad una radicale modifica dei piani orari soltanto nella primavera di quest’anno dopo che le iscrizioni erano state chiuse sulla base di un orientamento basato su tutt’altri quadri orari e regole di ingaggio.
A parte il fatto che non si capisce come la riduzione di materie chiave come la geografia, le lingue, le scienze al biennio e l’italiano nelle classi quinte possa essere considerato un avvicinamento alle richieste provenienti dal mondo del lavoro, è evidente che l’aver cambiato radicalmente, e in peggio, le modalità dei percorsi degli istituti tecnici abbia creato scompiglio e malumori tra tutti i colleghi.
Risulta infatti evidente che questo governo abbia cercato di approfittare di una norma approvata dal governo precedente (votata comunque da una gran parte delle attuali forze politiche di maggioranza) per intervenire con degli ulteriori tagli al settore istruzione.
Fortunatamente la reazione è stata unanime e ha portato alla costituzione di reti territoriali degli istituti tecnici, alla presentazione di diverse mozioni contrarie alla riforma approvate nei collegi dei docenti e alla presentazione di varie interrogazioni parlamentari (sia da parte dell’opposizione che della maggioranza) che ne chiedevano almeno il rinvio di 1 anno se non la cassazione completa della norma.
Contemporaneamente, tutte le organizzazioni sindacali, hanno dichiarato lo stato di agitazione che, da un punto di vista normativo, è il preludio all’indizione di uno sciopero.
Durante l’incontro di “conciliazione” con l’amministrazione è risultata chiara l’intenzione comune di apportare dei cambiamenti ad una norma che fa acqua (sporca) da tutte le parti ed è stato raggiunto un accordo che prevede:
La garanzia che non ci sarebbe stato nessun esubero legato alla riforma dei tecnici con l’impegno del MIM (effettivamente avvenuto) che nella costituzione dell’organico di diritto si sarebbero potute costituire cattedre con orario inferiore alle 18 ore.
L’apertura di un tavolo di confronto politico per intervenire sulla riforma in modo da cassarla completamente o sterilizzarla così come è avvenuta per molte delle norme introdotte dalla così detta buona scuola (chiamata diretta, nomine su ambiti territoriali ecc.)
Noi e la maggior parte delle altre OO.SS. hanno ritenuto che questo risultato abbia rappresentato una buona base di partenza per contrastare questa riforma sciagurata e abbiamo deciso di procrastinare l’eventuale indizione di uno sciopero in attesa degli sviluppi e dei risultati del tavolo politico concordato, una sola organizzazione sindacale ha invece valutato che fosse necessario indire egualmente una giornata di sciopero e ha continuato il suo percorso solitario.
La Gilda afferma con chiarezza che non è assolutamente accettabile che una riforma venga calata dall’alto sulle scuole senza tenere minimamente conto delle ricadute concrete su docenti, personale e studenti specie se la norma in questione risulta schizofrenica e genera precarietà, squilibri negli organici, incertezza sugli insegnamenti e riduzione del tempo scuole.
Una tale norma va modificata o cassata senza esitazioni.
Riteniamo però, che al momento attuale, tale obiettivo si possa ottenere con maggior possibilità di successo seguendo la strada del confronto piuttosto che affrontare la questione a testa bassa, muro contro muro.
La prima riunione tra le parti che hanno “conciliato” si è tenuta il 6 maggio e a quel tavolo la Gilda degli Insegnanti si è impegnata e ha ottenuto, congiuntamente con le altre OO.SS., le necessarie garanzie a tutela del corpo docente e degli utenti della scuola pubblica italiana con l'avvio del tavolo di confronto.
QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO STAMPA
a cura di Antonio Antonazzo




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